martedì 25 agosto 2015

titolo progresso o collasso
di E. B. 1
 
postato: 6 febbraio 2013
 
niente regole
 
 
«"Dalla scala della natura l'uomo risale fino alla conoscenza di sé stesso e del suo Creatore". A causa di una loro inclinazione naturale, gli uomini sono continuamente alla ricerca dell'evidenza della verità e della certezza, e non possono saziarsi o accontentarsi se non si sono avvicinati ad essa fino all'ultimo grado delle loro forze. Ora, ci sono dei gradi nella certezza e nella prova che fanno sì che alcune prove siano più forti e altre più deboli, alcune certezze più grandi e altre più piccole.
 
L'autorità della prova e la forza della certezza procedono dalla forza e dall'autorità dei testimoni e delle testimonianze dai quali dipende la verità: e tanto più i testimoni sono veritieri, evidenti e indubitabili, tanto più ci sarà certezza in ciò che testimoniano. E se le loro testimonianze, per la loro evidenza, non possano essere messe in dubbio, tutto ciò che verificheranno sarà certissimo, evidentissimo e manifesto».
- Raymond de Sebon, Théologie naturelle, Parigi 1581 2.
 
Premessa
 
sessantottoQuesto articolo, scritto sette anni dopo la rivoluzione del Sessantotto, raccoglie le prime reazioni di diversi intellettuali e politici francesi che all'indomani del grande cambiamento iniziarono a denunciare con forza la deriva nichilista in cui stava sprofondando la società. Le speranze illusorie accese dal rivolgimento sessantottino iniziavano a lasciare il posto alla realtà di tragiche conseguenze pratiche che scossero gli animi anche di personalità laiche o agnostiche come quelle interpellate. Slogan come «la fantasia al potere», ripetuti ad nauseam dai fautori della rivolta contro l'establishment politico e religioso, non erano che il frutto di una perniciosa utopia che di lì a poco avrebbe mostrato il suo volto più autentico: quello di una società sempre più mostruosa finalmente affrancata dalle pesanti catene di una cultura oppressiva fatta di divieti (i tabù), imposti da leggi umane e divine ormai desuete. A norme inviolabili universalmente riconosciute e al di sopra di tutti sono state preferite nuove regole più «democratiche» che non sono nient'altro che l'espressione del capriccio umano. Privato di qualsiasi norma superiore che travalichi le singole opinioni umane, l'uomo «liberato», in preda ai proprî istinti più bassi, sta rapidamente regredendo verso forme di comportamento sempre più bestiali. Oltre ciò, l'individualismo più sfrenato e il conseguente relativismo morale hanno via via resa impossibile ogni forma di consorzio umano. In mancanza di regole comuni e di un linguaggio condivisibile, l'individuo non riesce più a vivere e a comunicare con il suo prossimo. Malgrado tutte le prospettive più rosee annunciate dai guru della controcultura, senza un fine ultimo più elevato da conseguire che non sia l'appagamento immediato dei proprî sensi, l'uomo «emancipato» da qualsiasi trascendenza cade spesso nel malessere, nel mal di vivere, nel fango, nella disperazione e... si suicida. Dopo aver fatto tabula rasa della società preesistente, gli edificatori della nuova umanità (quella del Sol dell'Avvenire) non sono riusciti a mettere in piedi nulla che non cada miseramente nel volgere di breve tempo.
 
La creazione di un nuovo tipo umano, vagheggiato dalle Logge massoniche e dalle élite dell'Alta Finanza, è e resterà una chimera irrealizzabile. La realtà è ben diversa e non è da reinventare. Come scrive Sant'Ignazio di Loyola (1491-1556) nei suoi Esercizi Spirituali, «l'uomo è creato per lodare, riverire e servire Dio nostro Signore, e, mediante questo, salvare la propria anima» (Principio e fondamento). Tutto il resto è solo un inganno.
 
                                                 Paolo Baroni
 
Grida d'allarme
 
- In un articolo apparso sulla rivista Nouvelles Littéraires, del 30 luglio-5 agosto 1973, il pittore astrattista Georges Mathieu (1921-2012) lanciò un grido di rivolta e di battaglia. Egli constatava il cedimento di una società di cui contestava sia «i comportamenti borghesi» e «il capitalismo imbecille», che i ritardati «delle mitologie marxiste, leniniste o marcusiane, gli adepti della sinistra che pranza fuori città e che è ancora più borghese e più snob dell'altra borghesia». Si stupiva «delle grandi devastazioni causate dall'apparizione brutale di tecnologie favolose, dotate di poteri sconosciuti, quali le tecniche di diffusione del pensiero e dell'immagine». Si meravigliava del fatto «che la licenza sessuale, l'aggressività sadica, la violenza gratuita, la brutalità grossolana, rimosse e nascoste per secoli, ma risvegliate come d'incanto, abbiano improvvisamente diritto di cittadinanza». Si stupiva «che dietro il pretesto della libertà di espressione, si lascia carta bianca ad una mafia del libro, del teatro e del film che colpisce il lettore e lo spettatore sotto la cintola, non per promuovere una qualsiasi ideologia che sfrutterebbe il valore sovversivo della pornografia, della volgarità e del crimine contro i pregiudizi e i tabù di classe, ma per arricchirsi sordidamente a spese dell'avvilimento delle coscienze degli adulti e dei bambini». Si stupiva del fatto «che lo Stato democratico, che per principio deve proteggere i cittadini contro le aggressioni che riguardano i loro beni, i loro corpi, il loro spirito e la loro anima, permette che si possa impunemente incendiare, rubare, assassinare, rovinare, avvilire e degradare». Ed egli ricusava in anticipo i falsi-veleni, insufficienti ai suoi occhi per bloccare quelle che definiva «le forze demoniache del sesso e del sangue».
 
- Nel novembre 1974, il noto politico Jacques Chirac, alle Assemblee Nazionali dell'Union des Démocrates pour la République, fece alcune riflessioni molto simili: «Da alcuni anni a questa parte, e singolarmente dopo gli avvenimenti di maggio del 1968, tutti i valori morali, individuali o collettivi, rispettati fino ad allora dalla grande maggioranza dei francesi, sono stati rimessi in causa. Tutti i valori religiosi o civici sono stati screditati. La nostra società è sottoposta ad una corrosione sistematica che tende a negare l'esistenza stessa dei principî su cui poggia ogni vita collettiva».
 
- Con toni non diversi si espresse l'economista André Piettre (1906-1994), dell'Institut: «Crisi morale, si dice. Non è sufficiente. È di crisi della morale che bisogna parlare, una fatto infinitamente più grave. Perché parlare di crisi morale o di crisi dei costumi significa giudicare secondo una regola fissa: equivale a rapportarsi ad una norma ideale, ad una scala stabile di valori. Ma cosa accade se la regola vacilla, se la scala di valori si svaluta, se il sale diventa insipido? Tale oggi è il nostro problema» 3.
 
- Nel suo libro La révolution introuvable («La rivoluzione introvabile»; Fayard), il filosofo e sociologo Raymond Aron (1905-1983), parlando degli avvenimenti di maggio del 1968 e dei problemi della società francese constata: «Questa civiltà, fatta di credenze trascendenti, sembra trascinata in una folle avventura verso una maggiore conoscenza e un maggiore potere senza un fine ultimo, senza discipline di saggezza [...]. La società dei consumi, o se si preferisce, la società produttivistica, non fornisce in quanto tale ragioni di vivere. La penuria o la miseria; niente di più. Questi mali non possono essere guariti dai computer, dalla partecipazione alle assemblee universitarie, o dal sindacato [...]. Contro la perdita del senso di finalità, la partecipazione non potrà fare meglio dell'espansione».
 
georges mathieujacques chiracraymond aron
Georges MathieuJacques ChiracRaymond Aron
 
- Nella sua opera L'échec des futurologues («L'insuccesso dei futurologi»), l'economista Jean Fourastié (1907-1990) parla degli stessi problemi posti all'uomo di oggi scrivendo: «Questi enormi problemi sono nati dal fantastico potere tecnico di un'umanità senza virtù, senza morale e senza fine ultimo».
 
- Facendogli eco, constatava lo scrittore Louis Pauwels (1920-1997): «Dopo molto tempo la Storia presenta delle crepe. Ci si interroga sugli scopi della civiltà. Li si distingue a mala pena. Ciò che si intravede [...] è che sono completamente privi di nobiltà e non bastano a riempire il cuore. Quel che appare è un vuoto di finalità».
 
- Gli stessi avvenimenti (quelli di maggio del 1968), ispirarono a Jean-Marie Domenach (1922-1997), direttore del rivista Esprit, alcune riflessioni molto simili: «Un materialismo è incapace di negarne un altro. Marcuse contesta i bisogni artificiali della società dell'abbondanza in nome dei bisogni reali. Ma come definire tali bisogni senza un riferimento ai valori, a ciò che trascende il bisogno? Non si risponde veramente alla società dei consumi opponendogli la soddisfazione anarchica dei bisogni o lo sviluppo di tutte le facoltà umane; bisogna contrapporgli un'etica della responsabilità e della scelta, che implichi un'idea dell'uomo orientato verso fini che superano la sua esistenza immediata. La società "unidimensionale": siamo d'accordo che bisogna contestarla, ma ne se non uscirà che ristabilendo l'altra dimensione, quella della trascendenza».
 
jean fourastiélouis pauwelsjean-marie domenach
Jean FourastiéLouis PauwelsJean-M. Domenach
 
 
Tutte queste affermazioni contengono una litania di parole e di espressioni: «regole», «norme», «valori», «finalità», «fini ultimi», «credenze trascendenti», «ragione di vivere». Si può continuare:
 
- Lo scrittore Eugène Ionesco (1909-1994) ha affermato: «Quando l'uomo non si preoccupa del problema dei fini ultimi (degli scopi finali), quando gli importa solamente il destino di una nazione politica, dell'economia, e i grandi problemi metafisici non lo fanno più soffrire, allora l'umanità viene degradata, diventa bestiale» 4.
 
- James de Coquet (1898-1988), giornalista: «Si avverte il disagio, il malessere della civiltà [...]. Dove ci sta portando questa società sedicente incivilita? [...]. L'atomo è stato disintegrato e siamo andati sulla Luna, e tuttavia non c'è stato un vero progresso [...]. La prova migliore è che la società dei consumi non risponde alle nostre aspirazioni più profonde, ed è per questa ragione che moltissimi giovani le girano le spalle» 5.
 
- Nel 1973, lo scrittore Maurice Druon (1918-2009) rivolse all'Assemblea Nazionale queste parole: «Appare evidente che i mali e le disgrazie che affliggono la modernità derivano da una crisi e da un'eclisse dei valori supremi. Questi valori non sono da inventare, né da far spuntare da chissà quali frantumazioni. Non è devastando la mietitura che si favorisce il seme. I valori supremi sono i valori permanenti. Non converrebbe riconoscerli e ispirarsi ad essi per le nuove creazioni»?
 
- Così Pierre de Calan (1911-1993), industriale, nel suo ultimo libro Les jours qui viennent («I giorni futuri»): «Come potremo ricostruire una civiltà se non riapprendiamo immediatamente ciò che siamo e ciò che ci conviene? Occorre una filosofia; abbiamo bisogno di finalità».
 
eugène ionescomaurice druonpierre de calan
Eugène IonescoMaurice DruonPierre de Calan
 
- Georges Pompidou (1911-1974), primo ministro e presidente francese, nel suo libro postumo Le nœud gordien («Il nodo gordiano»; Plon): «La ricerca della felicità materiale per tutti in una società dell'abbondanza non basta [...]. La comodità di vita generalizzata comporta un tipo di disperazione, e in ogni caso di insoddisfazione. Probabilmente, sta in questo sconforto il ruolo reale giocato dal mondo moderno. Il materialismo della società non soddisfa le aspirazioni dell'uomo e non dà un senso sufficiente alla vita».
 
- Jean Cau (1925-1993), agnostico, ex segretario particolare del filosofo esistenzialista Jean-Paul Sartre (1905-1980): «Alla luce delle più fantasiose menzogne, stiamo assistendo al crollo di un mondo [...]. Una società si svuota dei suoi miti, delle sue fedi, delle sue tradizioni, del suo passato, delle sue certezze e dei suoi valori. Essa contempla quel fenomeno colossale che è la fine del cristianesimo e si interroga balbettando sull'impossibilità di vivere la libertà dell'uomo se questa è disgiunta da ogni trascendenza. Fino a poco tempo fa, la società possedeva i suoi "tutori dell'ordine" - in senso etimologico - spontanei. C'era il padre, ad esempio, il capo dai meriti acquisiti e riconosciuti. L'ordine non veniva imposto, ma vissuto e consentito, e traeva la sua legittimità da una trascendenza. Oggi le cose vanno diversamente e, come si dice, non c'è più nulla di sacro [...]. Svuotata della sua sacralità, privata di ogni trascendenza, la morale si vede condannata a non essere nient'altro, sul piano sociale, che la pratica dell'ordine» 5.
 
- Il Generale André Beaufre (1902-1975): «Da quando l'umanità esiste non si è elevata che grazie agli esempi degli eroi e dei Santi, i soli che sanno sfidare la morte e trascendere la vita» 6.
 
- Mikhail Nikolaevich Bocharnikov, primo segretario del Partito Comunista del distretto di Sverdlov, a Mosca: «La preoccupazione per la salute politica, spirituale e morale delle giovani generazioni assume ai nostri giorni un'intensità tutta particolare. Noi comunisti, principali educatori della gioventù, dobbiamo ricordarci che il "vuoto spirituale" non esiste; come ha detto il poeta Vasilii Fédorov in modo pittoresco, i cuori che non abbiamo riempito, verranno presto riempiti dal nostro nemico» 7.
 
 
- E infine André Malraux (1901-1976), scrittore e politico, nella prefazione scritta per il libro di Pierre Bockel (1914-1995) L'enfant du rire: «È possibile che un credente veda soprattutto nella trascendenza il mezzo più potente per la comunione. È certo che per un agnostico (parla di sé; N.d.T.), la domanda più importante del nostro tempo sia la seguente: può esistere una comunione senza trascendenza, e se non può esistere, su cosa potrà fondare l'uomo i suoi valori supremi? Su quale trascendenza non rivelata può fondare la propria comunione? Sento di nuovo il mormorio che sentivo poc'anzi: cosa serve andare sulla Luna se poi ci si suicida»?
 
georges pompidoujean cauandré malraux
Georges PompidouJean CauAndré Malraux
 
Cosa si può dire in definitiva? Georges Mathieu, Georges Pompidou, Pierre de Calan, Maurice Druon, James de Coquet, Jean Cau, Raymond Aron, Jean-Marie Domenach, Louis Pauwels a André Malraux concordano tutti nel riconoscere che al di là di una crisi morale, del malessere che regna nelle Università, nell'esercito, ecc..., viviamo una crisi di società, una crisi di civiltà, e che il vero problema è di sapere come rispondere alle domande essenziali che l'uomo non può evitare di porsi: chi sono? Da dove vengo? Dove vado? Qual'è il mio fine?
 
Interrogativi che l'essere umano si pone anche a riguardo della vita e della società: a che cosa serve la società? Come può fondarsi una comunione tra gli uomini, una vita sociale possibile? E tutti, anche se da posizioni diverse se non opposte, rispondono che occorre ristabilire i valori supremi, permanenti, le norme di riferimento, le regole, un assoluto, una trascendenza, qualcosa che si imponga a tutti e che domini tutto, che fondi un ordine tale in cui ciascuno si riconosca e si sottometta.
 
Fallimento dei valori non trascendenti
 
Ciò che uomini così diversi e di idee così disparate hanno constatato è cosa dimostrata dall'esperienza e dalla Storia. Da sempre, gli uomini hanno manifestato il bisogno di qualcosa di universale che si imponga a tutti per fondare un ordine sociale e politico, per dare un senso alla loro vita. Senza risalire al diluvio, che cosa non si è fatto in questi ultimi due o tre secoli per trovare un soluzione soddisfacente a questo problema? Si è cercato disperatamente di proporre concetti diversi o astrazioni più o meno ornate di maiuscole: la Nazione, la Legge, la Morale, la Virtù, la Società, la Patria, l'Umanità, la Classe e la Razza. Fino a questa disarmante proposta della «necessità di un mito».
 
É stato detto di tutto; è stato proposto di tutto. Tutto è stato provato. E nulla è risultato soddisfacente. Un pizzico di buon senso e un po' di logica basta a dimostrare l'inconsistenza di questi «assoluti» che non trascendono nulla. Pensiamo, ad esempio, al concetto di Natura. Può un qualsiasi obbligo morale fondarsi sull'idea di Natura? No, non può essere che l'uomo senta il bisogno di renderle conto. Al massimo, la Natura non è che una raccolta di consigli. «Se vuoi questo, fà quella cosa. Se desideri che quella cosa si realizzi, agisci così». Essa consiglia, suggerisce, ma non comanda. E se non voglio fare quella cosa? E se non voglio che tale cosa succeda? Chi mi costringerà? Chi potrà farmene un obbligo? Chi mi proverà che ho torto  se risponderò: grazie per il consiglio, ma preferisco agire diversamente? Se sono io stesso il mio fine, chi può obbligarmi senza commettere un'ingiustizia ad agire diversamente?
 
surrogati della trascendenza
I surrogati della trascendenza: il proletariato, la razza, la patria e la legge...
 
I verdetti della Natura non costituiscono un obbligo e ciascuno resta libero di aggirare le sue leggi se ne accetta il rischio. «Non bere alcol che ti fà male al fegato»!... Molti compiangono chi beve solo acqua! «L'alcolismo rovina la Razza»!... «Cercherò di non avere figli», rispondono in tanti. libertà 68«L'alcol uccide lentamente»!... «Non ho fretta. E poi, bisogna morire di questo o di quest'altro», ecc... Il termine «Legge» (con la «L» maiuscola) con cui certe persone vorrebbero correggere ciò che c'è di troppo bonario nel concetto di Natura, non ottiene risultati migliori. Perché la Legge ha solo l'autorità di colui che l'ha sancita. È solamente una parola se non è che l'espressione della volontà di qualcuno. Altrimenti, ciò che è appena stato detto della Natura può essere vero anche per la Legge: la suprema virtù consisterà nel prendersi gioco della Legge e aggirarla senza danno... E finalmente a fare ciò che si fà oggi, adattando la Legge ai costumi e a fare del fatto la norma del Diritto. E perché mai, ad esempio, ciò che si fà per l'aborto, non si non si potrebbe fare per il furto o per l'omicidio? Anche la Morale e la Virtù non possono essere presentate come un fine. Sono solamente dei mezzi e forse rischiano di essere solamente degli ideali rispettabili, ma non si vede chi o casa potrebbe imporli alle coscienze. Se non mi sento attratto dalla Virtù, chi mi dimostrerà che devo essere comunque virtuoso? La stessa vale per la Società, per la Patria, per la Nazione, per l'Umanità, ecc... Esse non potrebbero essere per l'uomo né uno scopo, né una fonte di obbligo nel grado più elevato. Ciò significherebbe considerare l'uomo come una parte di un tutto che comprenderebbe la Società, la Nazione, ecc..., e al quale sarebbe subordinato. Se l'uomo è solamente una «parte» di questo tutto, è logico che sia totalmente sottomesso, ordinato e all'occorrenza sacrificato per questo tutto. L'uomo si ribella contro un simile totalitarismo di cui vediamo bene gli effetti. E la sua situazione è drammatica (come del resto constatava il pittore Georges Mathieu). L'uomo si trova di fronte ad una tragica alternativa: o la rivolta contro la società o il suo assorbimento da parte di quest'ultima. O la rivolta nichilista dell'anarchia, la protesta dell'individuo contro ciò che può essere solamente una tirannide sociale; o l'annientamento volontario e quasi mistico dell'individuo in un totalitarismo socializzante di cui il marxismo-leninisme offre il supremo esempio...
 
E la Nazione? Se tutte le nazioni sono assolute, cosa ne risulterà non solo sul piano individuale, ma su quello delle nazioni? E dunque di coloro che le dirigono? Senza un ordine trascendente, universale, assoluto e di uguale valore per tutti, diventa impossibile incontrarsi e mettersinazionalismi d'accordo, e non c'è altro mezzo per fare valere i proprî diritti e difendere i proprî interessi che il ricorso alla violenza. La storia degli ultimi due secoli illustra tragicamente questa verità. L'era dei nazionalismi è stata l'era delle guerre infernali, delle guerre mondiali, dei guerre totali. Una volta liberate dal «giogo» dei tiranni, le nazioni non avrebbero più avuto alcuna ragione per combattersi. Ciascuna avrebbe dovuto ritenersi soddisfatta dal momento che un territorio e uno Stato gli sarebbero stati accordati. Al contrario, per affrettare l'avvento di questa era di fratellanza e di pace, e per agevolare la liberazione dei popoli, si fece le guerre: guerre della Rivoluzione, guerre dell'Impero, guerre del Secondo Impero, guerra franco-tedesca del 1870, guerra del 1914 e guerra del 1939-1945..., il che non impedisce che il culto del nazionalismo sia ancora così diffuso e che produca gli stessi risultati. E si potrebbe dire altrettanto della Classe e della Razza. In nome di che cosa quella classe o quella razza potrebbe imporsi come norma e valore supremo? la nozione di «razza tedesca» può al al limite imporsi ai tedeschi, ma non ai vicini della Germania. Dunque, l'esaltazione della razza non può condurre che al disprezzo degli altri e alla volontà di dominarli. La vittoria del Proletariato e la sua salvezza non possono imporsi che mediante sanguinose rivoluzioni con decine di milioni di vittime, per mezzo dei GULag o degli ospedali psichiatrici.
 
Le false promesse dello scientismo
 
E la Scienza? Ascoltiamo le sue confortanti assicurazioni per bocca del razionalista Ernest Renan (1823-1892): «Per tutte le vie, arriveremo a proclamare il diritto secondo cui la ragione deve riformare la società mediante la scienza razionale e la conoscenza teorica di ciò che è. Non è dunque un'esagerazione affermare che lo scienza racchiude l'avvenire dell'umanità, che essa sola può parlarle del suo destino e può insegnarle il mezzo per raggiungere il suo fine». E ancora: «La scienza è una religione, solo la scienza costruirà i simboli, solo la scienza può risolvere gli eterni problemi dell'uomo la cui la sua natura esige imperiosamente la soluzione» 8. Nel XIX secolo, numerosi storici, poeti e romanzieri non hanno fatto che parafrasare il credo di Renan. È il caso di Victor Hugo (1802-1885) («L'umanità sarà trasfigurata dalla Scienza e dall'amore»), di Flaubert, di Zola e di Comte. Che cosa ne è stato?
 
La Scienza e il Progresso hanno risposto a questa attesa, quasi messianica, di certi uomini del XIX secolo? In realtà, è oggi una verità ovvia ricordare la minaccia che lo sviluppo delle scienze fatto pesare sull'umanità, e l'incapacità della Scienza di rispondere alle domande fondamentali che l'uomo si pone. Due uomini di sceinza come Alexis Carrel (1873-1944) e Jean Rostand (1894-1977) esprimono la loro angoscia e guardano con spavento al momento «in cui la tecnica osa prendersela con l'essere pensante» 9. Il professor Jean Hamburger (1909-1992), che è miscredente come Rostand, arriva a sospettare dell'intelligenza umana, «questa mostruosa appendice di cui l'uomo è fiero», a causa della sua incapacità di sfruttare a favore dell'uomo gli incredibili progressi della medicina, della sua «incapacità politica e morale di concepire delle soluzioni», e del suo potere di mettere «in pericolo l'intera specie».
 
alexis carreljean rostandjean hamburger
Alexis CarrelJean RostandJean Hamburger
 
Per Jean Rostand, gli uomini di scienza non possono rispondere in quanto tali ai problemi dell'uomo perché questi problemi sono «di ordine puramente morale, e ciò significa che non compete ai soli uomini di scienza sentenziare» 10. Lasciamo la conclusione ad Alexis Carrel: «La Chiesa cattolica, nella sua profonda conoscenza della psicologia umana, ha posto le attività morali ben al di sopra delle intellettuali. Gli individui che onora più di tutti gli altri, non sono né condottieri di popoli, né scienziati, filosofi. Sono i santi» 11.
 
La saggezza degli antichi
 
In definitiva, possiamo dunque porci una domanda: se tutti questi assoluti che abbiamo considerato sono dei falsi assoluti, dei surrogati che non si impongono universalmente, dove trovare questa trascendenza che tutti gli interpellati ci dicono essere indispensabile? Che ci sia un ordine superiore alla volontà fluttuante degli uomini risalta dalle riflessioni di alcuni filosofi dell'antichità:
  • Cicerone (106-43 a.C.): «Esiste una legge vera, è la retta ragione, conforme alla natura, diffusa in tutti gli esseri, sempre d'accordo con sé stessa, non soggetta a perire, che ci chiama imperiosamente ad adempiere alla nostra funzione, che ci vieta la frode e che ci distoglie dal compierla [...]. A questa legge non è permesso alcun emendamento, non è lecito abrogarla né in parte o nella sua totalità. Né il Senato, né il popolo non possono dispensarci dall'ubbidirle [...]. Questa legge non sarà diversa né ad Atene, né a Roma, né oggi, né domani. Questa unica ed unica legge, eterna e immutabile, reggerà tutte le nazioni in ogni tempo: perché allora ci sarà per insegnarla e prescriverla a tutti un Dio unico, cui appartiene la concezione, la deliberazione e la messa in vigore di questa legge» 12.
  • Aristotele (384-322 a.C.): «Dio, nulla è più certo, è il conservatore di ogni cosa e l'autore di tutto ciò che si realizza in questo mondo».
  • Questa idea di un ordine, di una legge non scritta, trascendente i tempi e i luoghi, che si impone a tutti i mortali, è anche quella che Sofocle (496-406 a.C.) mette sulla bocca di Antigone, il quale esprime in maniera simile a San Pietro: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini» (At 5, 29).
  • La convinzione che la società ha bisogno di un fondamento, di una legge, e che questo fondamento non può essere che religioso, la si ritrova in Platone (428-348 a.C.): «Chi distrugge la religione, strappa le fondamenta di ogni società umana».
  • Non diversamente diceva Plutarco (46-125 d.C.): «Sarebbe più facile costruire una città per aria con la sabbia che costruire una società che non crede nella Divinità».
ciceronearistotelesofocle
CiceroneAristoteleSofocle
 
In queste affermazioni troviamo delle risposte alle constatazioni degli uomini d'oggi (Mathieu, Ionesco, ecc...) sullo scivolamento verso la bestialità. Eccone altre più recenti:
  • David Hume (1711-1776): «Cercate un popolo senza religione. Se lo trovate, siate certi che non differirà molto dalle bestie selvagge».
  • È una constatazione simile a quella che faceva l'anarchico Pierre-Joseph Proudhon (1809-1865) quando scriveva che trovava «sorprendente che in fondo alla nostra politica troviamo sempre la teologia».
Eccoci giunti al cuore del problema:
 
- O Dio esiste, ed è su Lui che tutto si fonda;
- O Dio non esiste, e allora, come dice Fjodor Dostojevskij (1821-1881) nel romanzo I fratelli Karamazov, «tutto è permesso», e infatti l'uomo torna alla barbarie e alla bestialità.
 
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David HumePierre-J. ProudhonFjodor Dostojevskij

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Note
 
1 Traduzione dell'articolo originale francese «Peut-il_exister une communion sans trascendence»? («Può esistere una comunione senza trascendenza»), a cura di Paolo Baroni. Articolo apparso sulla rivista Permanences, nº 120, maggio 1975.
2 Raymond de Sebon era un medico, filosofo e teologo catalano. La sua opera venne tradotta da Michel de Montaigne (1533-1592), che fece della frase riportata la sua professione di fede.
3 Cfr. Revue des Deux Mondes, 1971.
4 Cfr. E. Ionesco, Présent passé et passé présent («Presente passato e passato presente»), Mercure de France, 1968, pag. 64.
5 Cfr. Le Figaro, del 31 gennaio 1972.
5 Cfr. Paris-Match, del 26 maggio 1973.
6 Cfr. Le Figaro, del 15 agosto 1968.
7 Cfr. Cultura sovietica, del 30 luglio 1974.
8 Cfr. E. Renan, L'avenir de la science» («L'avvenire della scienza»), 1890.
9 Cfr. J. Rostand, Peut-on modifier l'homme? («Si può modificare l'uomo»?) 1953.
10 Cfr. J. Rostand, La biologie et l'avenir humain («La biologia e l'avvenire umano»), 1950.
11 Cfr. A. Carrel, L'homme, cet inconnu («L'uomo, questo sconosciuto»), pag. 186.
12 Cfr. Cicerone, De Republica, III, 22.

sabato 25 luglio 2015

titolo il processo rivoluzionario: dall'umanesimo all'apostasia
postato: 2 luglio 2015
 
le tappe della rivoluzione
Sopra: le tappe della Rivoluzione: Rinascimento, pseudo-riforma protestante, illuminismo,
comunismo, satanismo e infine penetrazione della Rivoluzione nella Chiesa.
 
Questo articolo, pur seguendo la stessa traccia di quello intitolato Che cos'é la Rivoluzione?, tralascia di trattare la Rivoluzione comunista e quella satanica per affrontare il tema delicato della penetrazione del medesimo processo rivoluzionario all'interno della Chiesa cattolica. Osservando le tappe precedenti di questa ribellione satanica contro Dio e il Suo disegno, appare inevitabile che dopo aver ribaltato l'ordine sociale il demonio avrebbe concentrato inevitabilmente i suoi sforzi per distruggere la Chiesa, la Sposa di Cristo. Il modernismo, che San Pio X definì «cloaca di tutte le eresie», è l'arma che Satana ha scelto per smantellare la Chiesa dall'interno mediante la riproposizione di errori (già condannati nel passato) da parte di chi dovrebbe vegliare sull'ovile affidatogli dal Signore. Gesù Cristo ci ha assicurato che «le porte dell'inferno non prevarranno» (Mt 16, 18), ma ciò non significa che chi vorrà rimanere fedele alla verità non dovrà soffrire e lottare. Preghiamo affinché questa prova finisca presto e ritorni a splendere la verità cattolica.
 
La vita della Chiesa è una lotta
 
Contrariamente a ciò che si potrebbe credere, la crisi attuale in cui versa la nostra società non è una novità. Insegna infatti Sant'Agostino (354-430):
 
«Due amori quindi hanno costruito due città: l'amore di sé spinto fino al disprezzo di Dio ha costruito la città terrena, l'amore di Dio spinto fino al disprezzo di sé la città celeste» 1.
 
E San Paolo è ancora più preciso:
 
«Essi (i pagani) sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno cambiato la gloria dell'incorruttibile Dio con l'immagine e la figura dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all'impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i proprî corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen» (Rm 1, 21-25).
 
autonomia da dioCiò che è nuovo rispetto al passato è che molti cattolici e persino uomini di Chiesa hanno perso la bussola, come sto per dimostrare. Subito dopo la creazione, a causa del peccato originale, l'uomo ha preteso di diventare indipendente da Dio. Il Signore avrebbe potuto schiacciare questa miserabile creatura che osava opporsi a Lui. Ma non lo fece e preferì vincere il mondo con il Suo amore piuttosto che con l'annientamento, e lo fece promettendo un Redentore. E Dio iniziò pazientemente a riavvicinare gli uomini al Suo amore. Lo fece attraverso Noè, Abramo e attraverso il popolo che in seguito scelse per questo scopo: il popolo ebraico. Alcuni uomini compresero quale fosse la Sua bontà e ritornarono a Lui, ma non tutti, anche tra il popolo ebraico. Fu una lunga lotta, una lotta che durò più di quattromila anni, più di quaranta secoli. Uno degli insegnamenti più interessanti della Storia Sacra sta nel mostrarci fino a che punto, in determinate epoche, certi uomini, anche se scelti da Dio, possono cadere, e persino combattere contro Dio. I nemici di Dio credettero di aver vinto quando misero Gesù Cristo a morte, ma, al contrario, questo fu il momento e il mezzo che Dio scelse per vincere il mondo e per incoronare Gesù Cristo Re dell'Universo. Così iniziò una nuova tappa della Storia dell'umanità: gli uomini avrebbero accettato la regalità di Gesù Cristo? Questa nuova tappa è la Nuova Alleanza tra Dio e l'uomo, attraverso Gesù Cristo, chiamata anche Nuovo Testamento o, più semplicemente, la storia della Chiesa, perché è attraverso di essa, la Chiesa, che Gesù Cristo regnerà sul mondo. Ma la lotta non era finita. Per la Chiesa era appena iniziata. Il vecchio Simeone lo disse alla Madonna ispirato dallo Spirito Santo: «Egli (Gesù) è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele (ossia nella Chiesa), segno di contraddizione» (Lc 2, 34).
 
In altre parole, ognuno di noi deve scegliere da che parte stare. In Francia, ad esempio, fu la conversione di re Clodoveo (481-511), nel 496, che segnò una prima vittoria della Chiesa. Ma ce ne furono molte altre: la conversione dei normanni, la fondazione di numerose abbazie, ecc... E così, la Chiesa edificò la società cristiana, che viene definita Medioevo, ma che sarebbe meglio chiamare cristianità.
 
battesimo di clodoveo
Battesimo di Clodoveo, re dei franchi.
 
La cristianità
 
Non dico che in quell'epoca tutto era perfetto, ma esisteva la consapevolezza che l'uomo è stato posto sulla terra da Dio per onorarlo, per lodarlo e servirlo e, soprattutto, si sapeva che tutto ciò che ha creato, Dio l'ha messo a disposizione dell'uomo affinché questi possa servirLcrociatoo. La Chiesa e tutti i suoi tesori di grazia, ma anche la vita, l'intelligenza e il nostro corpo, il matrimonio e il sacerdozio, la bellezza della natura, il cibo, le ricchezze o anche il gioco, ma anche gli altri uomini, i nostri simili, i nostri superiori, i re o i capi di Stato: tutto è stato voluto da Dio, ed Egli ha dato tutto questo agli uomini a quest'unico scopo: che tutti gli uomini servano Dio e mediante ciò si salvino. Tutto ciò è un fatto; si può anche non essere d'accordo, ma non cambia nulla. Un figlio può anche non essere disposto ad ubbidire a suo padre, ma ciò non cambia niente al fatto che suo padre è suo padre, e che ha autorità su di lui. È naturale. Ora, la natura è stata fatta così da Dio. Ogni uomo giusto, lungi dal voler rigettare questo piano divino o di considerarlo come un peso, al contrario lo desidera come un beneficio che gli permetterà di realizzare la sua vita nelle migliori condizioni possibili. Ad esempio, i mestieri erano organizzati corona ferreasotto forma di corporazioni che permettevano ai lavoratori di far vivere la loro famiglia nel miglior modo possibile, che santificavano il lavoro manuale, che assicuravano l'avanzamento degli operai nella carriera, che sorvegliavano sulla qualità della gestione dei datori di lavoro e che, così, mettevano ciascuno al proprio posto per il bene di tutti. Lo stesso valeva anche per i capi di Stato (i re o i prìncipi). Se non ci sono capi, c'è l'anarchia, ovvero il regno del caos. La natura ha bisogno di capi. Ora, è Dio che ha fatto così la natura umana. Dunque, è Dio che ha voluto l'autorità dei capi, dei re, ecc... È così, che si sia pagani o meno. Giustamente, nel loro insieme, i capi erano coscienti dell'importanza della loro funzione che si trova tra quella di Dio e quella del padre: aiutare le persone ad amare Dio in loro, fornendo tutto ciò che occorre e proteggendole dal peccato, e così renderle felici. Perché, contrariamente a ciò che dicono molti, osservare la legge di Dio non rende infelici: Dio è così buono con quelli che hanno fiducia in Lui! Al contrario, fare tutto ciò che si vuole fino al peccato non rende felici, poiché ci si pone sotto la schiavitù delle passioni e del demonio. Ecco perché i re e i prìncipi emanavano delle leggi che favorivano la virtù, un po' come il nostro codice penale, ma con uno spirito cristiano; tali norme organizzavano la vita pubblica, suscitavano la carità (ospedali, corporazioni, ecc...), sostenevano la Chiesa, ecc... Di questi re e imperatori, di certo il più noto è Carlo Magno (742-814) che tanto aiutò il Papa nel campo della liturgia, dell'insegnamento cristiano (le famose scuole...), dei monasteri e anche delle missioni.
 
Conosciuto è anche San Luigi IX (1215-1270), re di Francia, che ogni giorno nutriva con le sue mani alcuni poveri seduti alla sua tavola. Bisognerebbe citare anche sua madre, Bianca di Castiglia (1188-1252), ma occorre ricordare citare anche Santo Stefano (969-1038), re d'Ungheria che, nell'anno 1000, affidò il suo regno tra le mani di Maria SS.ma e del Papa; o San Canuto (1040-1086), re di Danimarca, Sant'Edoardo II (962-979), re d’Inghilterra, Sant'Elisabetta (1271-1336), regina del Portogallo, e Sant'Elisabetta (1207-1231), regina d'Ungheria e duchessa di Turingia, e non è che l'inizio di una lunga lista... 2.
 
carlo magno
santo stefano re d'ungheria
Carlo MagnoSanto Stefano reSan Canuto re
sant'edoardo resant'eliisabetta di portogallo sant'elisabetta d'ungheria
Sant'Edoardo reSant'Elisabetta reginaSant'Elisabetta regina
 
La Chiesa, naturalmente, era l'anima della cristianità; è San Pio X (1835-1914) che ce lo dice. La società degli uomini - i Paesi e gli Stati - è come un grande corpo, e che a questo corpo occorre necessariamente un'anima per farlo vivere, un'anima che gli dia un ideale e un'unità. Ora, l'unico vero ideale degli uomini può essere solamente quello di conoscere Dio, e l'unica vera unità si costruisce nell'amore di Gesù Cristo, la carità, e il solo lavoro dell'uomo sulla terra è di sperare di ottenere la vita eterna. Fede, speranza e carità: tutto ciò viene comunicato solamente dalla Chiesa. Ecco perché si dice che la Chiesa è l’anima della cristianità.
 
- La libertà
Prima di terminare questa breve esposizione della cristianità, vorrei rispondere ad un'obiezione, ossia ad una difficoltà che spesso risuona. Eccola: «Che ne era della libertà in un'organizzazione dove tutto faceva capo esclusivamente a Dio»? Ora, dobbiamo essere consci del fatto che
la libertà non è un assoluto. Non sei libero di dire «uffa» o «accidenti» a tuo padre; nessuno è libero di rinnegare Dio o di opporsi a Lui.
 
Nessuno è libero di rubare al suo prossimo, di privarlo della sua reputazione, né di prendere sua moglie... Invece, si è liberi di sposarsi o di diventare sacerdote, di sposare Elisabetta anziché Teresa, di diventare ingegnere piuttosto che medico. Occorre tuttavia osservare che non si è mai liberi in maniera assoluta, ma in funzione di un ideale, che è di amare Dio. Si è liberissimi di non sposare Elisabetta se è una cattiva cristiana, anche se ha dei begli occhi; si è liberi di non orientarsi verso la carriera di ingegnere se si è dotati per il diritto, ecc...
 
A partire da ciò, possiamo rispondere all'obiezione che abbiamo appena visto: nella cristianità, la libertà era rispettata e anche favorita, ma non veniva ammessa evidentemente laddove l'uomo non è libero. In altre parole, non si faceva della libertà un assoluto, ma si ricordavano all'uomo i suoi doveri e gli si fornivano i mezzi per compierli.
 
statua della libertà
 
Ciò, probabilmente, non piace a coloro che vogliono liberarsi di Dio, ma non può essere diversamente. Ed è questo il vero amore degli uomini. Amare non consiste nel mentir loro o nel permettere che si dannino. Ciò è vero in una famiglia come negli Stati. Amarli consiste nel dar loro beni di grande valore. Esistono forse dei beni che abbiano più valore di una famiglia unita, della carità, dell'onore e, in definitiva, del paradiso?
 
Eccoci dunque giunti al termine della nostra descrizione della cristianità. Mi sono un po' dilungato prima di tutto perché si tratta di cose che oggi facciamo fatica a comprendere e ad ammettere, e poi soprattutto perché la cristianità è un modello e un riferimento. La Chiesa si spinge ancora più lontano: essa ci insegna che non ci può essere altro modello che quello in cui tutto, assolutamente tutto, è rivolto a Dio nostro Padre per la maggiore felicità degli uomini 3.
 
Ricordiamocelo perché è esattamente questo stato di cose che più detestano i nemici di Dio e è che hanno cercato di distruggere per primo; a costo di distruggere la felicità degli uomini, essi non vogliono essere sottomessi a Dio. Quando c'era la cristianità i suoi nemici erano obbligati a nascondersi, ma esistevano e ne esisteranno sempre. Conosciamo la parabola del loglio: gli operai vorrebbero strappare immediatamente il loglio (che rappresenta gli empi sulla terra). Ma Nostro Signore dice loro di aspettare fino al giudizio che ci sarà alla fine del mondo. Solamente allora i buoni saranno separati dai cattivi e avranno la pace. Nel frattempo, come si sono comportati i nemici di Dio?
 
la libertà che guida il popolo - eugène delacroix
Sopra: La Libertà che guida il popolo (1830, di Eugène Delacroix.
 
papa pio XII«Oggi non solo l'Urbe e l'Italia, ma il mondo intero è minacciato. Oh, non chiedeteci qual'è il "nemico", né quali vesti indossi. Esso si trova dappertutto e in mezzo a tutti; sa essere violento e subdolo. In questi ultimi secoli ha tentato di operare la disgregazione intellettuale, morale, sociale dell'unità nell'organismo misterioso di Cristo. Ha voluto la natura senza la grazia; la ragione senza la fede; la libertà senza l'autorità; talvolta l'autorità senza la libertà. È un "nemico" divenuto sempre più concreto, con una spregiudicatezza che lascia ancora attoniti: Cristo sì, Chiesa no (protestantesimo). Poi: Dio sì, Cristo no (Rivoluzione Francese). Finalmente il grido empio: Dio è morto; anzi: Dio non è mai stato (Rivoluzione comunista). Ed ecco il tentativo di edificare la struttura del mondo sopra fondamenti che Noi non esitiamo ad additare come principali responsabili della minaccia che incombe sull'umanità: un'economia senza Dio, un diritto senza Dio, una politica senza Dio. Il "nemico" si è adoperato e si adopera perchè Cristo sia un estraneo (laicismo) nelle Università, nella scuola, nella famiglia, nell'amministrazione della giustizia, nell'attività legislativa, nel consesso delle nazioni, là ove si determina la pace o la guerra. Esso sta corrompendo il mondo con una stampa e con spettacoli, che uccidono il pudore nei giovani e nelle fanciulle e distruggono l'amore fra gli sposi (Rivoluzione satanica)».

- S. S. Papa Pio XII: Discorso agli uomini di Azione Cattolica nel XXX° della loro unione, del 12 ottobre 1952.
 
L'Umanesimo e il Rinascimento
 
Non potendo evidentemente prendersela direttamente con Dio, i nemici di Dio hanno iniziato a magnificare l'uomo, ad esaltarlo, vale a dire ad attribuirgli una grandezza e una dignità che egli non possiede. Ora, per gli empi, la dignità dell'uomo risiederebbe pvitruvio di leonardorima di tutto nella sua libertà, ma tale libertà viene concepita come un assoluto, esattamente il contrario di ciò che abbiamo spiegato poc'anzi. Per essi, la libertà consiste in un'indipendenza totale dell'uomo rispetto a Dio o alla Sua Legge. Inizialmente, essi non hanno preteso che l'uomo fosse totalmente indipendente, ma che lo è in tutto ciò che non riguarda direttamente la religione e la morale (ad esempio, nella scienza, nella letteratura o nell'arte). Tale indipendenza nel campo della letteratura o in quello nella scienza è stata definita Umanesimo. Occorre subito notare che questo vocabolo che si sono attribuiti, mostra già che essi volevano glorificare l'uomo. L'Umanesimo non è di grande interesse, ma ne parlerò ancora un po' per chi mi legge. Con il pretesto di riscoprire la cultura classica, greca e latina, gli umanisti hanno in realtà voluto liberarsi dalla precisione della teologia e della filosofia cristiana che giudicavano troppo costrittive e troppo poco stimolanti, mentre la Chiesa ce le raccomanda come l'espressione più perfetta della sua dottrina, della fede e dei suoi fondamenti. È evidente che gli umanisti che disprezzavano questa filosofia e questa teologia, nel contempo disprezzavano la dottrina che contenevano. Si trattava principalmente della filosofia e della teologia del San Tommaso d'Aquino (1226-1274), al quale Dio ha donato il genio della chiarezza, della precisione e della concisione. Oltre a ciò, San Tommaso d'Aquino conosceva perfettamente gli antichi filosofi greci e aveva attinto dalla loro eredità separando ciò che metteva in luce la vera natura dell'uomo, la creazione e Dio, da ciò che andava nel senso del peccato e del paganesimo; un po' come si estrae un bel candeliere da un mucchio di vecchia ferraglia.
 
Su questo candeliere, San Tommaso innestò la teologia cristiana, che non era nuova, ma la cui luce sarebbe stata più apprezzata e posta in una posizione più elevata. Rigettando questo candeliere, gli umanisti dimostrarono di preferire il mucchio di vecchia ferraglia per non dover sopportare la dottrina cattolica e - cosa che li disturbava ancor di più - la sua morale.
 
 
Per queste ragioni, essi iniziarono a criticare ciò che la morale cattolica ha di eccessivamente rigoroso ai loro occhi, e principalmente la vita dei monaci e dei religiosi, che sono tuttavia un modello per tutti i cristiani. Nel campo dell'arte si parla di Rinascimento. Pensiamo alla Cappella Sistina. È quella in cui i Papi vengono eletti. Essa è stata affrescata prima del Rinascimento con scene che rappresentano episodi dell'Antico e del creazione di adamo - michelangeloNuovo Testamento. Poi, al di sotto e su tutto il soffitto, ci sono gli affreschi di Michelangelo Buonarroti (1475-1564), uno dei più celebri artisti del Rinascimento. Al centro, Michelangelo ha dipinto la creazione di Adamo. Ora, Michelangelo ha dipinto Adamo completamente nudo e, anziché nascondere in un modo o nell'altro i genitali, li ha resi al contrario ben visibili e provocanti, in un Adamo noncurante e privo di alcuna energia interiore. Ma, accanto a questa scena, è stato dipinto un sacrificio dell'Antico Testamento e, anche in questo caso, i personaggi - leviti e profeti - sono nudi con i genitali in evidenza! E sono solamente due esempi. Tutti gli affreschi di Michelangelo nella Cappella Sistina sono dello stesso genere. E questo in un luogo di culto! Che cosa è accaduto? Ufficialmente, si trattava di porre l'accento sul fatto che il corpo umano - e ciò è vero - è una vera meraviglia. In realtà, si trattava di incentrare l'arte sull'uomo per occultare (ossia per far dimenticare) tutto ciò che abbiamo detto a proposito della cristianità. Occultare innanzi tutto il peccato originale, che fà si che l'uomo non riesce più a posare innocentemente gli occhi sui corpi nudi, sui genitali e su tanti altri piaceri offerti dalla natura, perché non sa più usarne correttamente. Occultare anche che Dio è il vertice e il centro di tutto l'Universo, perché è il Creatore e il Signore di tutte le cose. Occultare infine la vera felicità dell'uomo, le gioie autentiche che Dio gli ha dato, gioie che possono essere solamente cristiane e non puramente umane, come ad esempio la pace nella virtù, la devozione, la misericordia, l'amore di Dio, la vita interiore, ecc...
 
Poiché questo è il ruolo dell'arte vera: mostrare, al di là delle apparenze, che il cielo e la vita cristiana sono piacevoli, e risvegliarne il desiderio. Per arrivare a celare queste cose si giunse a moltiplicare le scene profane, si andò a cercare l'ispirazione dai pagani, e soprattutto venne esaltato tutto ciò che adula i sensi e non ciò che eleva lo spirito. Si volse l'attenzione sul corpo e non sullo spirito.
 
Del corpo si mostrò la bellezza fisica, la sensualità e possibilmente la nudità, ecc... L'arte del Rinascimento assomiglia troppo spesso ad una collezione di «bei fusti» e di giovincelle seducenti. E così, semplicemente, si dipingevano all'uomo nuovi piaceri, tutto all'opposto della felicità che propone la cristianità. Non ci volle molto tempo perché i gaudenti cercassero di sbarazzarsi di quella cristianità che li disturbava.
 
rinascimento
Il concerto (1600 circa).
 
Ed ecco come i nemici di Dio, con i colori e i pennelli, senza esporsi, riuscirono ad ottenere la rovina della cristianità! Si può dire che era iniziata una rivoluzione. Bisogna osservare che inizialmente il Rinascimento fu grandemente favorito dai Papi che, più tardi, furono tuttavia molto più attenti a preservare la Chiesa di questo pessimo stato d'animo. Perché? Ecco un secondo aspetto di questa rivoluzione: il suo carattere seduttore. Fu tramite la seduzione che questo capovolgimento giunse ad attrarre grandi folle, ma anche ad infiltrarsi tra coloro che per principio avrebbero dovuto essere contrari.
 
Un'altra prova che il Rinascimento si è avvalso della menzogna e della seduzione, è che nell'arte greca si possono trovare numerose opere elevate che invitano lo spirito a meditare sull'eternità e che ricordano all'uomo che non è al centro di tutte le cose, e che esaltano l'ascesi. Ne esistono diverse al museo di Atene, e si rimane colpiti nello scoprire che il Rinascimento ha esaltato la sensualità e ignorato l'interiorità molto più di quanto non avesse fatto l'arte greca, e ha trascurato l'arte più autentica.
 
La nascita di Venere (1482), di Botticelli.
 
Il protestantesimo
 
Il Rinascimento fu solamente l'inizio. Esso aveva aperto la strada al piacere della libertà e del godimento, ma la cristianità e la Chiesa erano sempre presenti. Fu esse che i nemici di Dio tentarono di distruggere. Ciò avvenne con Martin Lutero (1483-1546), il fomartin luterondatore del protestantesimo. La dottrina cattolica insegna che il peccato originale crea in noi una ferita, una tendenza negativa, e causa dei cattivi desideri: i piaceri della carne, i desideri di approfittare di tutto ciò che ci circonda e - cosa più grave - il desiderio di indipendenza e di dominio: è l'orgoglio. La teologia la definisce la triplice concupiscenza, da una parola latina che significa «desiderio». Sai anche che Gesù Cristo, pur cancellando il peccato originale mediante il Battesimo, non ci ha affrancati dai cattivi desideri, ma ci dà la grazia per resistere. E così, se siamo fedeli alla grazia, vinciamo la tentazione e possiamo essere fieri della nostra vittoria. Del resto, questa è la ragione per cui Gesù Cristo ci lascia lottare: nella tentazione troviamo il doppio vantaggio di provarGli la nostra fedeltà, e di essere fieri della vittoria. Questa lotta che è in noi la ritroviamo nella Chiesa e in tutta la storia degli uomini. Per Lutero, le cose non stavano così. Per questo ex monaco, le cattive tendenze sono irresistibili e non possiamo evitare di cadere nel peccato, in tutti i peccati che ci si presentano. Ma Lutero confidava nel fatto che Dio non tiene conto delle colpe e, anche se carichi di peccati, un giorno Egli ci prenderà ugualmente in Cielo senza prima purificarci! Egli parlava del Cielo! Sì, di una grande pattumiera! Una grande discarica piena di peccatori che hanno seguito i loro capricci, che hanno fatto di testa loro e si sono detti: «Ciò non è grave; Dio ci ama anche così»! In una parola, Dio avrebbe mandato Gesù Cristo sulla terra non per dare all'uomo la possibilità di sconfiggere il male, ma per sprofondarlo nei suoi capricci, ossia nel vizio! Ancora una volta si parla di libertà, ma questa volta di una libertà assoluta in campo morale. Inutile dire che i Sommi Pontefici reagirono immediatamente.
 
Ma Lutero non volle lasciarsi convincere e dichiarò che nessuna autorità nella Chiesa, nemmeno il Papa, aveva il potere di vessare la libertà. Portato dal suo slancio, egli dichiarò anche che nella Chiesa non c'è alcuna autorità, nessuna Gerarchia: né Papa, né Vescovi, né sacerdoti. Di colpo nella Chiesa non c'è più insegnamento; resta solamente la Bibbia. Ma anche la Bibbia condanna Lutero.
 
Allora costui dichiarò che ognuno è libero di interpretare e di mettere in pratica ciò che trova nella Sacra Scrittura. Applicando questo principio, la libertà diventa quasi totale! (la libertà nel senso di indipendenza, e non nel senso autentico che ho spiegato più sopra). Diversi Paesi interi passarono al protestantesimo, anche con molti Vescovi e con un gran numero di sacerdoti. Non voglio addentrarmi troppo nei dettagli, ma ci fu una conseguenza che bisogna osservare più da vicino: la Messa.
 
Se non è più necessario cancellare i peccati, la Croce non ha più alcun senso, e nemmeno la Messa. Fu per questo motivo che Lutero trasformò completamente la Messa, pur conservandone le apparenze per ingannare il popolo cristiano. Certamente, quando le cose divennero chiare e gravi, la Chiesa combatté Lutero, innanzi tutto per mezzo della voce dei Pontefici, e in seguito con il Concilio di Trento (1545-1563), che restaurò la Messa cattolica minacciata dagli errori di Lutero, questa Messa che si chiama «tridentina» dal nome del Concilio che si tenne nella città di Trento, o di San Pio V (1504-1572), il Pontefice che portò a termine la restaurazione del rito della Messa voluta dal Concilio di Trento.
 
liturgia protestante
Liturgia luterana ai tempi della Riforma.
 
Anche i re e i prìncipi entrarono in lotta. Il protestantesimo (che è anche peggio dell'attuale legge sull’aborto) è inaccettabile poiché sono le anime che in qualche modo il protestantesimo fà abortire. Fu la causa delle guerre di religione, non per violare la libertà dei protestanti, ma per impedir loro di seminare la rivolta.
 
Ahimé, molti prìncipi, soprattutto in Germania, si misero in combutta con Lutero, e così la cristianità scomparve in numerosi Paesi; in Francia, essa fu molto indebolita a causa della presenza di molti protestanti e della loro mentalità; e fu preservata solamente in un piccolo numero di Paesi, come la Spagna, l'Italia e il Portogallo. Tuttavia, la reazione della Chiesa e dei Paesi cattolici, anche in Francia, fu molto fruttuosa e permise da una parte di riportare alcuni Paesi protestanti alla fede cattolica, e dall'altra di riportare un grande fervore ai fedeli nei Paesi cattolici.
 
Di questo periodo, il XVII secolo, si ricordano certamente grandi Santi come San Vincenzo de' Paoli (1581-1660), e le sue opere di carità, San Francesco di Sales (1567-1622), le chiese parigine di Saint-Nicolas-du-Chardonnet e di Saint-Sulpice, antichi seminari per la formazione dei buoni sacerdoti, ecc...
 
san pio v
san vincenzo de' paoli
san francesco di sales
San Pio VS. Vincenzo de' PaoliS. Francesco di Sales
 
L'illuminismo
 
Con Lutero, l'uomo era ormai totalmente svincolato e, affinché restasse libero, si rigettò l'autorità della Chiesa. É chiaro che così facendo l'uomo si pose consapevolmente in una situazione di rivolta, e la sua coscienza glielo rimproverava. I nemici di Dio passarono dunque alla fase successiva: dopo essersi ribellati, iniziarono a dire che avevano avuto ragione a rivoltarsi. Dopo avere rigettato la Chiesa, essi iniziarono a dire uguaglianza massonicache erano stati ingannati e che ora portavano la verità, con un nuovo tipo di società in cui tutto non sarebbe più stato orientato a Dio, ma all'uomo e nell'uomo, per la sua libertà. Si giunse così ad uno stato di cose molto grave. Immaginiamo se un figlio non volesse più obbedire a suo padre. Prima gli disubbidisce di nascosto; poi, a poco a poco, poiché non può più nascondere la sua disubbidienza, gli disubbidisce apertamente. Suo padre interviene. Immaginiamo che allora il figlio dica: «Chi ti ha dato il permesso di comandarmi? Sono libero»! Il figlio si troverebbe così in una situazione anormale: in stato di rivolta. Allora, immaginate che il figlio rifletta e dichiari: «Ho trovato! Mio padre mi ha mentito, mi ha detto che l'autorità viene da Dio, ma non è vero! Non c'è nessuna autorità. Dio non ha né creato, né voluto, né protetto l'autorità, ma ha voluto la libertà di ogni uomo, ha voluto la mia libertà. La mia libertà è divina! Dunque, non solo nessuno può impormi ciò che devo fare, ma nessuno può impormi anche ciò che devo pensare, ciò che devo amare»! Sarebbe una rivoluzione completa, ben più grave delle disubbidienze iniziali! La famiglia verrebbe sostituita da un nuovo ordine rivoluzionario, sebbene si rischi di cadere nel ridicolo definendo questa novità un «nuovo ordine»! È esattamente ciò che accadde in seguito alla rivolta di Lutero. Ecco come. Dopo aver rinnegato la Chiesa e la sua autorità, i nemici di Dio iniziarono a rigettare i re, i prìncipi, tutti i capi e la loro autorità. Per essi, gli uomini sono liberi di governarsi come meglio preferiscono, di darsi le leggi che desiderano, come vogliono. Se gli uomini vivono insieme in società è unicamente perché lo hanno voluto. È il famoso «contratto sociale» di Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), detto anche «democrazia moderna», vale a dire il governo del popolo dotato di un'autorità che viene dal basso e non da Dio. In realtà, ogni autorità - insegna San Paolo - viene da Dio (Rm 13, 1)! L'uomo moderno vuole vivere in modo autonomo, come insegna l'anarchia. Ci si accorgerà rapidamente che ciò è impossibile: la natura umana è troppo limitata per districarsi da sola; gli occorre l'appoggio degli altri: è ciò che si chiama «società».
 
jean-jacques rousseau - contratto sociale
Sopra. Jean-Jacques Rousseau e il suo Contratto Sociale, un'opera in cui l'Autore nega il peccato originale
(«l'uomo è naturalmente buono») e non riconosce alcun ordine al di sopra di quello stabilito democraticamente.
 
Ora, non è l'uomo che ha scelto la propria natura, e dunque non ha scelto di vivere in società. È Dio che lo ha scelto per noi facendoci come siamo. Ed è sempre Dio che ha voluto che abbiamo bisogno di capi, di maestri, di guide, di un padre, ecc... È Dio, dunque, che ha voluto i padri, i capi, i maestri, e che ha comunicato loro una parte della Sua autorità per portare a buon fine la loro missione.
 
Giunto ad un tale grado di indipendenza, l'uomo diventa praticamente un piccolo dio: è il regno della ragione umana, proclamata dai sedicenti filosofi del XVIII secolo. Filosofi? In realtà dei pazzi, sì! Una follia che finirà con il culto della «dea ragione» nella cattedrale di Notre-Dame di Parigi durante la rivoluzione del 1789. Nell'attesa, questi «filosofi» erano persuasi di portare la luce agli ignoranti - che non avevano compreso il valore della libertà - e ai ritardati che rimanevano nelle tenebre dell'ubbidienza e dell'oscurantismo religioso.
 
«Filosofi dei Lumi»: ecco come si definivano, niente meno! Gesù Cristo ha detto di sé: «Io sono la luce del mondo» (Gv 8, 12), ed essi dicevano di portare la «luce». Semplicemente, essi si credevano dei messia che Dio aveva mandato sulla Terra per illuminare i popoli moderni! Ecco perché, almeno per un po' di tempo, parlavano ancora di Dio, presentandolo come la garanzia della loro «luce». Sì, la loro dottrina era un nuovo messianismo, vale a dire una nuova chance per l'umanità, ma completamente opposta alla dottrina di Gesù Cristo, il quale ha predicato la sottomissione della fede davanti a Dio Padre.
 
Sopra: la Libertà mette in fuga l'ignoranza e il fanatismo (la religione cattolica)
con lo scettro della Ragione (sormontato da un Occhio onniveggente!).
 
E questo messianismo veicolava una nuova religione che sostituiva la carità con la libertà, i Dieci Comandamenti con i «Diritti dell'Uomo», la cristianità con la democrazia. Libertà, Uguaglianza, Fratellanza. Avevano costituito anche una sorta di nuova «chiesa» (o contro-chiesa); l'avevano fondata nel 1717 in Inghilterra: è la Massoneria.
 
Questo termine (che deriva dall'inglese mason, ossia «muratore»), designava i costruttori del nuovo ordine sociale. Durante tutto il XVIII secolo, i nemici di Dio, «filosofi» e massoni, cercarono di imporre il loro nuovo modo di vedere le cose. Evidentemente, appena pensarono di essere abbastanza forti, decisero di passare all'azione e cercare di creare un mondo secondo le loro vedute: fu la Rivoluzione Francese del 1789.
 
Ma poiché la loro dottrina in realtà è una follia, non cercarono di imporsi mediante la persuasione; occorse usare la forza ed affermarsi attraverso la violenza. Ecco perché assassinarono i sacerdoti, il re, e finalmente instaurarono il terrore nel 1793.
 
dichiarazione dei diritti dell'uomo
Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo. Le Tavole dei Dieci Comandamenti sono state sostituite
da quelle dei Diritti dell'Uomo. Inoltre appaiono simboli tipicamente massonici come l'Occhio
onniveggente, l'Uroboro (il Serpente che si morde la coda), il berretto frigio e il Fascio littorio.
 
Il XIX secolo: Restaurazione e liberalismo
 
Dopo la tormenta rivoluzionaria, ci si rese conto che bisognava ritornare all'ordine e alla religione. Ma si produsse un fatto straordinario e sconcertante che spiega in parte la crisi attuale che c'è nella Chiesa: la Rivoluzione venne salvata da persone della sponda opposta,laicità - laicismo i nemici di Dio vennero salvati dai cattolici e la repubblica venne instaurata dai monarchici! Queste persone si definivano «liberali» o «cattolici liberali». Si trattava essenzialmente di persone importanti, intelligenti, brillanti e colte; esse erano abituate a comandare, ed erano sostenitrici dell'ordine, della religione, della morale, ossia erano d'accordo con gli altri cattolici sulle stesse verità, ma avevano un grosso difetto: desideravano piacere al mondo, volevano essere accettate ed essere ben viste. Più esattamente, volevano essere apprezzate per la loro brillante intelligenza. Erano persuase che all'infuori di esse non ci fossero persone veramente colte, e dunque che, se fossero state rifiutate, tutta la cultura sarebbe scomparsa con esse. Dunque, occorreva farsi accettare. Ma bisogna sapere che si non può al tempo stesso amare Dio ed essere graditi dai Suoi nemici, augurarsi l'ordine ed essere lodati dalla Rivoluzione. E tuttavia, era esattamente ciò che volevano. Dunque, non restò loro che tacere su ciò che amavano e adulare i loro nemici. Essi tentavano di dare ragione ai loro nemici senza dare torto a sé stessi, ma ciò è impossibile. Allora, a poco a poco, abbandonarono le loro convinzioni, o piuttosto le accantonarono nel loro cuore come in un museo, senza tentare di metterle in pratica, e allo stesso tempo cercarono in tutti i modi di giungere ad un compromesso con i loro avversari, che li approvavano anche quando non erano d'accordo. E siccome si trattava di uomini importanti, colti e brillanti, molte persone li seguirono senza riflettere. I nemici di Dio non potevano desiderare di meglio: erano i loro avversari che si consegnavano di loro spontanea volontà portando con sé le loro truppe! Ecco ciò che hanno fatto i liberali: non hanno avuto il coraggio di combattere i nemici di Dio. Ed ecco perché a partire dal XIX secolo non siamo più in presenza di due schieramenti, ma di tre: i nemici di Dio, i cattolici coraggiosi e combattenti e, tra i due, i cattolici vili che, a poco a poco, fecero avanzare la Rivoluzione. Il più conosciuto dei liberali del XIX secolo fu Félicité-Robert de Lamennais (1782-1854), un sacerdote che voleva che la Chiesa fosse in buoni rapporti con i suoi avversari.
 
félicité-robert de lamennais
Sopra: Félicité-Robert de Lamennais,
antesignano del progressismo religioso.
 
Riprendiamo l'esempio fatto poco fa del figlio che dice a suo padre: «Sono stato creato libero: né tu né nessun altro potete comandarmi». Immaginiamo poi che il figlio aggiunga: «Se non sei d'accordo, vattene»! Supponiamo infine che il padre, per quieto vivere e per non essere messo alla porta, decida di non contraddire suo figlio e gli dica: «D’accordo, figlio, rispetto la tua libertà, purché anche tu rispetti la mia. Fà ciò che vuoi a patto di non disturbarmi».
 
Immaginiamo per di più che questo padre vada a visitare i suoi parenti per dir loro di non comandare nulla a suo figlio quando lo vedranno. Pensiamo all'impatto di una tale notizia sugli amici del figlio! In poco tempo sarà la rivoluzione! Ebbene, è ciò che fece Lamennais. Predicava che la Chiesa doveva rispettare la libertà di tutte le religioni e chiedere solamente che si rispettasse la sua libertà. È come se le galline dicessero alla volpe che è libera di entrare nel pollaio, purché non faccia loro del male.
 
Si giunse fino ad immaginare un «Cristo rivoluzionario»! Ma il liberalismo aveva impregnato l'aria da tempo: anche re Luigi XVIII (1755-1824) annunciò nella Carta del regno che ormai tutte le false religioni sarebbero state trattate come la religione cattolica, l'unica vera! C'è una grande differenza tra la tolleranza e il riconoscimento di diritti. Che si tolleri, ossia che si sopporti il protestantesimo e i rivoluzionari come si sopporta una malattia aspettando di guarirla, sì.
 
propaganda anticlericale
Sopra: propaganda anticlericale francese della seconda metà dell'Ottocento.
Naturalmente, si trattava di riviste liberali sponsorizzate dalla Massoneria.
 
Ma che si dica che questi hanno ragione e che li si tratti come se fossero cattolici, no! Non si può dire che la malattia vale quanto la salute! Tutta la storia del XIX secolo fu una continua altalena. Si voleva piacere ai rivoluzionari, e allora si sceglievano dei ministri e dei deputati liberali che avrebbero accolto le loro istanze. Poi ci si accorgeva che ci si era troppo spinti verso la Rivoluzione, e allora si tornava indietro verso i veri cattolici.
 
Ciò non piaceva ai rivoluzionari, e allora si ritornava ai liberali. Ma ad ogni volta si ritornava sempre un po' meno verso Dio e la verità, e sempre un po' di più verso l’errore e la Rivoluzione. Fu per questo motivo che re Carlo X (1757-1836) venne abbandonato per Luigi-Filippo (1773-1850), più vicino ai repubblicani. Ma anche quest'ultimo non durò molto tempo e venne sostituito da Napoleone III (1808-1873), un vero rivoluzionario, ma che adulava i cattolici!
 
separazione tra stato e chiesa
Sopra: Separazione tra Stato e Chiesa.
 
Nel 1870, la metà dei monarchici preferì non inimicarsi i repubblicani, perché se avessero sostenuto re Enrico V (1820-1883) - detto il conte di Chambord - li avrebbe obbligati a lottare. Fu così che instaurarono la 3ª Repubblica, loro, i monarchici! Purtroppo non si trattava solo di politica, ma anche di religione.
 
Lamennais era un sacerdote, Luigi XVIII era cattolico e, se non riconosceva la repubblica, riconosceva le false religioni. I cattolici erano divisi: metà di essi era d'accordo con i rivoluzionari, ovvero con i nemici di Dio! In altre parole, con i liberali al potere, i nemici di Dio non erano più all'esterno della Chiesa: le porte erano state loro aperte ed erano stati accolti con baci e abbracci!
 
Il nemico penetra nella Chiesa: il modernismo
 
I Papi del XIX secolo hanno denunciato senza mezzi termini tutto ciò che ho appena raccontato: Papa Gregorio XVI (1765-1846) condannò l'eccessiva libertà che Lamennais aveva concesso ai rivoluzionari; Papa Pio IX (1792-1878) condannò nuovamente i loro errori; e Papa Leone XIII (1810-1903), con una serie di Encicliche, tentò di raddrizzare lo spirito contorto dei liberali. Ma fu San Pio X (1835-1914) che denunciò una nuova avanzata dei nemici di Dio: ormai essi non erano più all'esterno della Chiesa, ma all'interno, ed era dunque all'interno che bisognava combatterli. Per smascherarli, San Pio X denunciò a loro riguardo tre cose:
  • Essi veicolavano tutti gli errori che la Chiesa ha denunciato nel corso della sua Storia;
  • Essi tentavano di cambiare la Chiesa per farne un complice della Rivoluzione;
  • Poiché una simile audacia li rendeva facilmente individuabili, essi si nascondevano sotto la maschera di cattolici zelanti.
papa gregorio XVI
papa leone XIII
papa san pio X
Gregorio XVILeone XIIISan Pio X
 
Riprendiamo questi punti entrando più nel dettaglio, perché siamo giunti al cuore del problema dei nostri giorni:
 
- Essi veicolavano tutti gli errori vomitati dai nemici più accaniti della Chiesa
Di fatto, diceva San Pio X, essi non esitavano ad insegnare persino nei seminari e nelle chiese che Gesù Cristo non è Dio, che i Vangeli non dicono la verità, che i Sacramenti non danno veramente la grazia, che tutte le religioni sono vere, che non c'è bisogno di professare alcuna religione perché ogni uomo, anche se non battezzato, trova Dio dentro sé stesso, ecc... Inoltre, essi insegnavano apertamente il motto rivoluzionario «Libertà, Uguaglianza, Fratellanza», rifiutavano ogni autorità, ecc...
 
- Volevano cambiare la Chiesa dall'interno per farne un complice della Rivoluzione
Come agivano? Tutto ciò che vive cambia, dicevano, ma il cambiamento porta spesso alla rottura. Ad esempio, tutto è cambiato bruscamente nel 1789, ma così rapidamente che poi ci sono stati il Terrore e la ghigliottina. Il ruolo della Chiesa, dicevano i modernisti, è di elaborare una miscela tra il cambiamento e le tradizioni affinché il cambiamento avvenga con dolcezza e senza strappo.
 
Così, dicevano, la Chiesa sarebbe diventata moderna (ecco perché venivano chiamati «modernisti»), avrebbe seguito il Progresso (da qui la loro etichetta di «progressisti»), anche se questo termine non è stato molto utilizzato. In realtà, il loro argomento poggiava su di un voltafaccia. Ciò che vive cresce, è vero, ma la sua sostanza non può cambiare. Un bocciolo di rosa vive, cresce, sboccia in fiore, dà un frutto, e questo frutto darà un rosaio. Tutto ciò è vero. Ma mai un rosaio non genererà mai del granoturco, come una cagna non partorirà mai dei gatti.
 
modernismo
Stampa che illustra la «discesa» dei modernisti dalla fede all'ateismo,
negando una ad una tutte le verità della fede cattolica.
 
Un uomo cresce, ma non diventa un marziano! Un cristiano diventa santo, ma non diventa buddista o protestante, se no se ne va all'inferno! È per questo motivo che Gesù Cristo ha voluto che la Chiesa facesse progredire gli uomini nella vita divina, ma non che li cambiasse e li facesse diventare buddisti o che so altro. Ma i modernisti si spinsero ancora più lontano: per essi, non si trattava solamente di trasformare i cristiani; si trattava soprattutto di immaginare e di creare un mondo nuovo.
 
Se la Chiesa avesse accolto le richieste dei modernisti, non solo non sarebbe più stata fedele a Gesù Cristo, ma avrebbe preso il posto del Creatore, deviando dal fine che gli era stato destinato dal suo Fondatore e divenendo rivoluzionaria. Ma i modernisti, si dirà, non pensavano certo di riuscire in una simile impresa! Ahimè, ci credevano, ed ecco come:
 
- I modernisti si nascondevano dietro le apparenze di cattolici devoti
È il terzo rimprovero che fece loro San Pio X, ed è per questo che la crisi è all'interno della Chiesa e non fuori di essa. Fin dal secondo paragrafo
della sua Enciclica Pascendi Dominici Gregis (dell'8 settembre 1907), San Pio X scrive infatti:
 
pascendi dominici gregis«I fautori dell'errore già non sono ormai da ricercarsi fra i nemici dichiarati; ma, ciò che dà somma pena e timore, si celano nel seno stesso della Chiesa, tanto più perniciosi quanto meno sono in vista. Alludiamo, o Venerabili Fratelli, a molti del laicato cattolico e, ciò che è più deplorevole, a non pochi dello stesso ceto sacerdotale, i quali, sotto finta di amore per la Chiesa, scevri d'ogni solido presidio di filosofico e teologico sapere, tutti anzi penetrati delle velenose dottrine dei nemici della Chiesa, si danno, senza ritegno di sorta, per riformatori della Chiesa medesima; e, fatta audacemente schiera, si gettano su quanto vi ha di più santo nell'opera di Cristo, non risparmiando la persona stessa del Redentore divino, che, con ardimento sacrilego, rimpiccioliscono fino alla condizione di un puro e semplice uomo [...]. Per verità non si allontana dal vero chi li ritenga fra i nemici della Chiesa i più dannosi. Imperocché, come già abbiamo detto, i loro consigli di distruzione non li agitano costoro al di fuori della Chiesa, ma dentro di essa; ond'è che il pericolo si appiattisce quasi nelle vene stesse e nelle viscere di lei, con rovina tanto più certa, quanto essi la conoscono più addentro [...]. Quindi avviene che nei loro libri si incontrano cose che ben direbbe un cattolico; ma, al voltar della pagina, si trovano altre che si stimerebbero dettate da un razionalista».
 
 Ho riportato questo brano affinché si comprenda che non siamo i primi ad aver denunciamo una crisi all'interno della Chiesa. I Papi l'hanno denunciata prima di noi, e noi non facciamo altro che seguire il loro insegnamento. Ma molti cattolici non hanno ascoltato San Pio X e non gli hanno ubbidito.
 
Allora, a poco a poco, quei sacerdoti che si nascondevano nella Chiesa dietro belle apparenze, hanno seminato i loro errori ed estesa la loro influenza. Alcuni di essi sono diventati Vescovi. A loro volta, questi Vescovi hanno sostenuto certi preti, e alcuni di loro sono diventati Cardinali.
 
Il Concilio Vaticano II: il trionfo del modernismo
 
Papa Pio XII (1876-1958) tentò di resistere all'avanzata dei modernisti nella Chiesa, ma quando Giovanni XXIII (1881-1964) convocò un Concilio per aprire la Chiesa al mondo, ci si rese improvvisamente conto che la maggioranza dei Vescovi, un gran numero di Cardinali - e lo stesso Giovanni XXIII! - erano favorevoli ai modernisti. Non sono io ad affermarlo, ma i protagonisti principali del Vaticano II. Così, ad esempio, il Cardinale Leo Iozef Suenens (1904-1996), Primate del Belgio, dichiarò nel 1969:
 
«Si potrebbe stilare un elenco impressionante delle tesi (delle verità cattoliche) insegnate da Roma prima del Concilio come uniche valide e che sono state eliminate dai Padri conciliari» 4.
 
 Padre Yves Congar o.p. (1904-1995), creato Cardinale nel 1994, è stato ancora più esplicito:
 
«Non si può negare che l'affermazione della libertà religiosa da parte del Concilio (nella Dichiarazione Dignitatis Humanæ) neghi espressamente l'insegnamento del Sillabo (di Pio IX) del 1864, e che affermi esplicitamente le proposizioni condannate ai nn. 15, 77 e 79 di questo documento» 5.
 
concilio vaticano II
Sopra: Sessione del Concilio Vaticano II (1962-1965).
 
Padre R. Caporale (1872-1961), nell'opera Les hommes du Concile (1965), fornisce la seguente testimonianza:
 
«Dopo essere state elaborate da alcuni leader, le idee del Concilio sono diventate quelle della maggioranza dei Padri conciliari. Io ero uno di quelli la cui mentalità era un po' in ritardo (sic!); adesso, anch'io la penso come loro [...]. Siamo in marcia verso un nuovo spirito con l'aiuto della nostra coscienza sociale» 6.
 
Padre René Laurentin, celebre mariologo, ha affermato:
 
«In breve, con i suoi limiti e a dispetto delle sue imperfezioni, la Dichiarazione sulla libertà religiosa segna una tappa; essa assicura al tempo stesso la rottura di certi ormeggi con un passato compiuto (la regalità sociale di Nostro Signore Gesù Cristo) e l'inserimento realista della Chiesa e della sua testimonianza nell'unico posto possibile nel mondo d'oggi (la «sana laicità»)» 7.
 
cardinale leo suenens
padre yves congar
padre rené laurentin
Card. Leo SuenensPadre Yves CongarP. René Laurentin
 
Il Cardinale Roger Etchegaray:
 
«Dopo lo Stato cristiano, del quale la Dichiarazione conciliare ha segnato la fine, dopo lo Stato ateo che ne è l'esatta e tanto intollerabile antitesi, lo Stato laico neutro, passivo e disimpegnato, è stato certamente un progresso» 8.
 
Se la Dichiarazione conciliare «ha segnato la fine» dello Stato cristiano, essa è necessariamente in rottura con la dottrina tradizionale sui doveri dello Stato verso la religione cattolica, espressa in particolare nell'Enciclica Quas Primas di Papa Pio XI (1857-1939).
 
Ancora Padre Congar:
 
«(Con il Concilio) la Chiesa ha fatto, pacificamente, la sua Rivoluzione d'Ottobre» 9.
 
Il Cardinale Joseph Ratzinger, futuro Benedetto XVI:
 
«Se si cerca una diagnosi globale del testo (Gaudium et spes), si potrebbe dire che esso è (insieme ai testi sulla libertà religiosa e sulle religioni nel mondo) una revisione del Sillabo di Pio IX, una sorta di contro-Sillabo» 10.
 
- Padre John Courtney-Murray s.j. (1904-1967), perito al Concilio:
 
«I Papi del XIX secolo hanno disapprovato il "liberalismo cattolico", sbarrando la strada per sempre e in anticipo a quelli che avessero cercato di far penetrare questa dottrina nella Chiesa. Ora, quasi esattamente un secolo più tardi, la Dichiarazione sulla libertà religiosa sembra affermare come dottrina cattolica ciò che Gregorio XVI considerava come un "delirio", un'idea folle. Tali sono i termini del problema» 11.
 
cardinale roger etchegaray
padre john courtney-murray
Card. R. EtchegarayCard. J. RatzingerP. Courtney-Murray
 
- Marcel Prelot, senatore del dipartimento del Doubs e cattolico liberale:
 
«Abbiamo lottato per un secolo e mezzo per far prevalere le nostre idee all'interno della Chiesa, e non ci siamo riusciti. È venuto infine il Vaticano II e abbiamo trionfato. Le tesi e i principî del cattolicesimo liberale sono ormai stati accettati definitivamente e ufficialmente dalla santa Chiesa» 12.
 
Concludiamo questa serie di affermazioni con due testimonianze di nemici della Chiesa:
 
- Gran Loggia di Francia:
 
massoneria«È proprio di tutti gli integralismi religiosi sostituirsi alla Divinità di cui reclamano essere un'istituzione codificante la rivelazione, potendo condannare, con la coscienza perfettamente tranquilla e in nome di Dio, chiunque contravviene alle sue regole. Più di un secolo fa la Chiesa cattolica romana non era lontana da somigliare a questo modello. Il suo autoritarismo dogmatico non ci aveva risparmiati. Ma fortunatamente, sotto l'impulso di uomini generosi come i Papi Giovanni XXIII e Paolo VI un Concilio risvegliò grandi speranze e diede a questa Chiesa un altro volto. La libertà di coscienza cominciò ad essere presa in considerazione nello stesso momento in cui si avviava un dialogo con la Massoneria» 13.
 
 - Il barone Yves Marsaudon (1899-1984), massone della Gran Loggia di Francia e amico intimo del Cardinale Roncalli all'epoca della sua carica come Nunzio a Parigi:
 
«Pensiamo che un massone degno di questo nome, e che sia anch'egli impegnato a praticare la tolleranza, non possa che felicitarsi senza alcuna restrizione dei risultati irreversibili del Concilio, qualunque ne siano le conclusioni momentanee. Noi applaudiamo a queste manifestazioni così inattese da essere talvolta brutali, ma era evidente che la Chiesa più dogmatica doveva un giorno scomparire o adattarsi, e per adattarsi ritornare alle sorgenti [...]. (I cattolici) devono mantenersi in questa coraggiosa nozione di libertà di pensiero che - si può veramente parlare di rivoluzione - partita dalle nostre Logge massoniche, si è magnificamente estesa sotto la Basilica di San Pietro» 14.
 
 Il Cardinale Henri de Lubac (1896-1991) raccontò che la parola d’ordine al Concilio era l'«apertura al mondo». Ed egli precisò che questa apertura riguardava principalmente l'ecumenismo e la libertà religiosa. Infatti, tali furono i due grandi errori approvati dal Concilio. Di che cosa si tratta? Come abbiamo visto, l'ambizione dei rivoluzionari è stata quella di spingere sempre più in avanti la libertà contro la cristianità, contro la Chiesa, e dunque contro Dio. Ebbene, durante il Vaticano II, i Vescovi e Paolo VI (1897-1978) hanno dato loro ragione! Ti sembra una cosa enorme? Senti che cosa afferma la Dichiarazione conciliare Dignitatis humanæ (del 7 dicembre 1965):
 
«Questo Concilio Vaticano dichiara che la persona umana ha il diritto alla libertà religiosa. Il contenuto di una tale libertà è che gli esseri umani devono essere immuni dalla coercizione da parte dei singoli individui, di gruppi sociali e di qualsivoglia potere umano, così che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza né sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità ad essa: privatamente o pubblicamente, in forma individuale o associata».
 
marcel prelot
yves marsaudon
padre henri de lubac
Marcel PrelotYves MarsaudonP. Henri De Lubac
 
Dunque, non è più la Legge di Dio che deve dirigere la coscienza per chiederle di ubbidire. La coscienza è diventata un assoluto, la regola suprema. Non si tratta, quindi, della vera libertà (come ho spiegato all'inizio), ma della libertà assoluta, della libertà-indipendenza. «Il diritto ad una tale immunità (libertà) perdura anche in coloro che non soddisfano l’obbligo di cercare la verità (Dio) e di aderire ad essa». Si tratta dunque della libertà di disubbidire a Dio. Ebbene, per Paolo VI e per i Vescovi riuniti in Concilio, questa libertà è un diritto!
 
«Questo Concilio Vaticano dichiara [...] che il diritto alla libertà religiosa si fonda realmente sulla stessa dignità della persona umana, quale l'hanno fatta conoscere la parola di Dio rivelata e la stessa ragione».
 
In altre parole, affinché un uomo possa godere della propria dignità, è necessario che possa opporsi a Dio, ed è la Rivelazione stessa che ce lo dice!
 
«Questo diritto della persona umana alla libertà religiosa deve essere riconosciuto e sancito come diritto civile nell'ordinamento giuridico della società».
 
Il Concilio si è spinto ancora più oltre: esso insegna che questa libertà è talmente assoluta che le false religioni hanno il diritto di esistere, di organizzarsi, di rendere in pubblico il loro falso culto alla divinità o agli idoli che essi considerano Dio, e persino di fare propaganda. Il Concilio aggiunge che i governi devono organizzare la società attorno alla libertà di questi falsi culti!
 
assisi 1986
Sopra: lo storico incontro di preghiera di Assisi del 1986 in cui
Giovanni Paolo II invitò tutte le religioni a pregare per la pace.
 
Si può dire che si siamo giunti esattamente all'opposto della cristianità che ho descritto all'inizio, il che significa che la Rivoluzione ha trionfato, o piuttosto che i Vescovi e Paolo VI l'hanno fatta trionfare. L'ecumenismo e la libertà religiosa sono praticamente lo stesso errore. Quest'ultima riguarda la libertà che si deve concedere a tutti gli errori e ai falsi culti nella società, mentre l'ecumenismo è il medesimo atteggiamento da parte della Chiesa stessa quando riconosce le false religioni come più o meno legittime. Inutile dire che quando un simile errore viene insegnato da uomini di Chiesa è molto più grave che se venisse propugnato dai suoi nemici.
 
Conclusione
 
È tempo di concludere. Oggi dobbiamo constatare che l'indipendenza rivoluzionaria ha voluto distruggere la cristianità ed è stata condannata dai Papi. Ciò non è bastato. Lutero si è spinto più lontano attaccando la Chiesa, ed è stato a sua volta condannato. I filosofi dei «Lumi» hanno concepito un mondo senza Dio e lo hanno realizzato con la Rivoluzione Francese.
 
Sono stati condannati pure loro, ma non c'era bisogno di essere un grande scienziato per intravedere fin dall'inizio la loro rivolta. Si sarebbe potuto credere che la Rivoluzione non avrebbe potuto osare di più. E tuttavia, nel XIX secolo, la Rivoluzione iniziò a penetrare nella Chiesa tramite i cattolici liberali. Anch'essi furono condannati, ma ciò non bastò. All'inizio del XX secolo, San Pio X li vide infiltrarsi nella Gerarchia della Chiesa, vale a dire tra i sacerdoti e tra i Vescovi, e li denunciò apertamente.
 
Ciò nonostante, negli anni Sessanta li ritroviamo al vertice della Chiesa, in un Concilio Ecumenico, e per giunta seduti sul Trono di San Pietro. Questa volta, non rischiano più di essere condannati, almeno per ora! Ciò significa che giunti a questo punto dobbiamo riconoscere che avevano ragione? Disobbediremo forse ad oltre duecento Papi e a duemila anni di Tradizione e Magistero ininterrotti per andare d'accordo con errori già condannati? No, certamente! Abbiamo la grande fortuna che in venti secoli la Chiesa ci ha mostrato la via. Se vogliamo essere fedeli basterà continuare su questa stessa via. Ciò si deve tradurre in questi atteggiamenti:
  • Continuare a riprovare gli stessi errori e a seguire la verità sempre insegnata dalla Chiesa;
  • Avere una grande fiducia;
  • Continuare a professare le stesse verità, vale a dire a proclamare la stessa fede.
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Note
 
1 Cfr. Sant'Agostino, La città di Dio, Rusconi, Milano 1984, pag. 643.
2 Anche il figlio di Stefano d'Ungheria si fece santo: è Sant'Emerico. San Canuto (festa 19 gennaio), fu re di Danimarca dal 1080 al 1086. Sant'Edoardo fu detto «Edoardo il Confessore» (festa 13 ottobre). Sant'Elisabetta del Portogallo (festa 8 luglio) e Sant'Elisabetta d’Ungheria (festa 19 novembre) sono l'esempio di regine cattoliche.
3 Cfr. San Pio X, Lettre sur le Sillon, del 25 agosto 1910.
4 Intervista rilasciata ad ICI, del 15 maggio 1969. Il nome del Cardinale Suenens figura nella lista di prelati appartenenti alla Massoneria pubblicata il 12 settembre 1978 da O.P., la rivista diretta dal giornalista Mino Pecorelli, assassinato nel 1979. In tale articolo, intitolato «La Grande Loggia Vaticana», figura un elenco di ben centoventuno esponenti vaticani indicati quali affiliati alla Massoneria.
5 Cfr. Savoir et Servir, nº 57. Il Sillabo è una raccolta dei principali errori moderni (tra cui la libertà religiosa) stilata da Papa Pio IX e promulgata l'8 dicembre 1864.
6 Cfr. P. Y. Congar, in Études et Documents, bollettino della Segreteria dell'Episcopato francese, del 15 giugno 1965, n° 5, pag. 5.
7 Cfr. P. R. Laurentin, Bilan du Concile («Bilancio del Concilio»), Ed. du Seuil, pagg. 329-330.
8 Cfr. Mons. R. Etchegaray, Intervento davanti alla Commissione per l'Educazione dell'Assemblea Nazionale; testo riprodotto nel n° 36 di Enseignement catholique documents, pag. 33.
9 Cfr. Mons. M. Lefebvre, Lettera aperta ai cattolici perplessi, Spadarolo di Rimini 1985, pag. 133.
10 Cfr. J. Ratzinger, Les principes de la théologie catholique («I principé della teologia cattolica»), 1985, pag. 431.
11 Cfr. Contre-Réforme Catholique, n° 57, giugno 1971, pag. 5. Lo scritto di Padre Courtney-Murray è apparso sulla rivista US, pag. 111.
12 Cfr. M. Prelot, Le catholicisme libéral («Il cattolicesimo liberale»), 1969.
13 Intervista mandata in onda il 17 marzo 1985 durante la rubrica radiofonica France Culture. La trasmissione era intitolata La Grande Loge de France vous parle («La Gran Loggia di Francia vi parla»); testo riprodotto nel n° 57 di Points de vue initiatiques.
14 Cfr. Y. Maursaudon, L'œcuménisme vu par un franc-maçon de tradition («L'ecumenismo visto da un massone di tradizione»), Ed. Vitiano, pagg. 120-121. Il libro del barone Maursaudon è apparso mentre era ancora in corso il Concilio...
 
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